Quanto è difficile spiegare alle
persone cose nuove, parlare di spiritualità, di nuove scienze, di cose diverse
da ciò che sanno ... diverse dal loro vissuto, dalle loro credenze, da ciò che
gli è stato inculcato dai genitori, dalla società, dagli insegnanti. Siamo
imbrigliati nei nostri paradigmi, da sistemi di credenze spesso mai verificate,
mai messe in discussione. Non ci poniamo domande che ci aiutano a riflettere, a
comprendere e ad andare avanti, come: “Chi siamo? Da
dove veniamo? Cosa facciamo qui? Qual è il nostro ruolo? Cosa c’è di buono,
cosa mi vuole comunicare o cosa posso imparare da ciò che mi accade?”
Oppure ci facciamo domande stupide, e a
domande stupide non ci possono che essere risposte stupide.
Crediamo di
essere evoluti, di sapere tutto, in realtà sappiamo quello che ci è stato detto
e insegnato, che è spesso falso e/o datato, ma soprattutto spesso mai
verificato.
Chi sa molto,
in realtà sa di non sapere nulla … siamo agli albori della conoscenza anche se
siamo nel 2019 e la terra esiste da milioni di anni. Siamo restii e ci occorre
tempo per cambiare opinione, per accettare il nuovo, per mettere in discussione
tutto e tutti, per ascoltare persone che ci inviano nuovi messaggi, nuove
teorie, nuove scoperte.
Scoperte che
non dobbiamo accettare passivamente, occorre aprire gli occhi, ascoltare,
verificare … come dice Gesù: «Chi ha orecchie per intendere intenda».
Gli
innovatori vengono spesso, se non sempre, denigrati, derisi, presi per folli.
Quasi nessuno capisce o ammette che essi cercano di portare nuove conoscenze,
nuove consapevolezze, felicità, gioia e una migliore qualità di vita.
Arthur Schopenhauer: «Ogni cosa, prima che sia riconosciuta,
passa attraverso tre stadi. Nel primo è derisa. Nel secondo è osteggiata. Nel
terzo è considerata ovvia».
Il Cherubao Meravigliao
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