Per esperienza personale ho constatato che sapere
tante cose serve a molto poco, anzi, a zero.
Certo, il nostro ego ne può essere gratificato, possiamo fare bella
figura con amici, parenti e conoscenti, ma dal punto di vista pratico, se non
applichiamo ciò che sappiamo, nulla cambierà nella nostra vita.
Maxwell Maltz, nel suo libro Psicocibernetica, afferma: «Si possono imparare molte nozioni
leggendo un libro, ma per “trarne esperienza” bisogna rispondere costruttivamente
a esse, perché acquisirle semplicemente è un fatto passivo. L’esperienza è attiva. Quando voi “fate
esperienza” qualcosa accade all’interno del vostro sistema nervoso e nel nostro
cervello».
L’essere umano
tende a evitare i cambiamenti, le situazioni che lo mettono in discussione e a
fuggire da tutto ciò che è nuovo, poiché in queste situazioni ha meno
possibilità di controllare e padroneggiare gli eventi incorrendo nel pericolo
di sbagliare, di fallire, di essere ferito, umiliato e giudicato.
Ma per crescere
dobbiamo uscire dalla nostra zona di
confort, ovvero da quell’insieme di comportamenti, di pensieri, di abitudini,
di luoghi, di persone e attività, che ci danno sicurezza perché conosciuti.
Quando siamo all’interno della nostra zona di confort ci sentiamo al sicuro,
come se fossimo in un’area protetta, mentre quando ne usciamo proviamo una
situazione di disagio, di incertezza.
Dobbiamo
sconfiggere le nostre abitudini.
Tendiamo a
ripetere come fotocopie le nostre giornate: così passano settimane, mesi, anni.
Per apprendere dobbiamo necessariamente uscire dalla zona di confort, esplorare
nuove possibilità, accedere a nuove informazioni, sviluppare nuovi schemi di pensiero.
È solo nel
disagio che c’è la crescita, che si imparano cose nuove ed è solo convivendo con
questo disagio iniziale che si famigliarizza con esso e a poco a poco ciò che
era nuovo, che ci infastidiva, che ci dava insicurezza, entra a far parte della
nostra zona di confort, ampliandola.
Il Cherubao Meravigliao
Il Cherubao Meravigliao
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